domenica 3 febbraio 2013

Vedi di non perdere tempo e di imparare presto a giocare a Ruzzle o rischi di rimanere fuori dal giro. La scena di oggi vale la pena raccontarla. Tu con tua nonna e Peggy a fare nghè-nghè e tuo padre, tua madre e tuo nonno [che poi sono io ma un po' mi vergogno e prendo le distanze] che giocano a Ruzzle fra di loro, ognuno col suo cellulare, senza curarsi di voi. "Tu come ti chiami?" "Io Raggiro". "Ora ti invito". "Non mi prende Cina". "E certo. Niente nomi geografici". "Evvai!" Troppo avanti. O troppo fusi. Quando sarai in grado di leggere queste righe certamente nessuno ricorderà più che cos'è stato questo gioco, questa meteora filiazione passeggera dell'intramontabile Scarabeo. O più facilmente appena conoscerai il significato e la grafia delle parole tu, nativo digitale, sarai in grado di battere questo povero vecchio che però con la tecnologia si difende. Che cosa ti regalo fra dieci giorni per il tuo primo compleanno? Pallone? E' presto. Peluche? Me lo tiri dietro. Forno di Barbie? Quasi quasi... qui se non sai vincere a Master Chef non sei più nessuno.

domenica 27 gennaio 2013

IL BAMBINO A MOLLA. "Mamma, io a quanti mesi e quanti giorni ho incominciato a camminare?". Vale, deciditi, perché l'attesa ci distrugge. Dato ormai per assodato che quella parola, "cane", che io e Ljuba abbiamo sentito pronunciare dalle tue labbra il giorno di Natale, probabilmente non era una parola ma un chissà-che-cosa, quello che ora aspettiamo, pronti per l'applausone, è il primo passo. La nonna dice che l'altro giorno, mentre eravate tu e lei con te che le stringevi due dita con le manine, ne hai fatti tre di passi. Ma vorrei proprio vedere che a lei omologassero questa performance mentre io resto il visionario che ogni volta che ripeto l'episodio del cane tuo padre mi dice  "eccerto... con me ha detto metempsicosi". Tornando al primo passo tua madre lo fece alla festa del suo primo compleanno attraversando la stanza tutto d'un fiato. 


Se hai preso da lei il 16 è vicino. Intanto c'è da dire che gattoni come un micio. Sei un bambino a molla. Ti tengo sulle ginocchia, un po' mi sorridi, un po' mi fai "cara" e intanto qualcuno gira la chiavetta che devi avere da una qualche parte sulla schiena. Poi ti divincoli, fai capire che vuoi essere messo a terra e appena tocchi il pavimento parti come un razzo. Se non sei tu che ti butti addosso a Lula è lei che si butta addosso a te. Ogni sera bagno e cambio vestiti totale. Per una strana legge della fisica non è lei che profuma di bimbo ma sei tu che puzzi di cane.

domenica 13 gennaio 2013

Verrà presto il giorno in cui basterà telefonarci per fare delle delle belle chiacchierate. Oggi, per esempio, è uno di quei tranquilli pomeriggi domenicali in cui ti chiamerei per raccontarti la storia meravigliosa della tua mamma e della notte in cui si affacciò a questo mondo. Trentacinque anni fa a Carpi era un gennaio freddissimo e forse per questo la piccolina  preferiva trattenersi al calduccio. Arriverà a Capodanno, avev previsto il calcolo delle settimane, e la valigia per l'ospedale era pronta da Natale. Laura, carissima amica che aveva deciso di assistere al parto, si era trasferita da noi per non perdere lo spettacolo, caso mai fosse, come poi fu, in notturna. Domenica 15 ospedale. Il tempo è scaduto. A mezzanotte suona il telefono. "Sua moglie è al travaglio". Laura e io usciamo di corsa. Agguanto il primo libro che trovo. "Il ritratto di Dorian Gray", figurati. Mi fiondo nella cameretta. L'ostetrica mi fa "dal battito direi che è una femmina". Meno male - penso - avevamo pronto solo il nome Agnese che difficilmente avremmo potuto riciclare per un maschietto. Accarezzo la mano alla nonna "come stai Gabriella? Sei sicura di stare bene? Tutto ok?". Bastarono tre minuti per farmi cacciare "mandami la Laura per favore, vai a leggere qualcosa intanto...". Oscar Wilde, figurati, fino alle due e mezza quando vedo che vanno a chiamare il ginecologo che sta dormendo nel suo studio e che mi passa davanti con una Marlboro tra le labbra, sigaretta che non spegne nemmeno quando fa nascere, venti minuti dopo, la meraviglia delle meraviglie. Solo trentadue anni dopo scopro che in quello stesso giorno, lunedì 16 gennaio 1978 ore 9, sul "Programma Nazionale"di Radio RAI, va in onda la prima puntata di "Radio Anch'Io". Da due settimane, su Radio Bruno, avevo creato un programma uguale nella struttura, e in onda nello stesso orario, che si chiamava "Carta Bianca".

martedì 25 dicembre 2012

CANE! Momento storico. La prima parola della tua vita è stata per Peggy. Nonno Ruggi e Ljuba confermano anche se tuo padre, che pure ha sentito, si rifiuta di omologare. Gelosia comprensibile. Tua madre stava ai fornelli e non ne vuole sapere nulla e tua nonna non so dov'era. Però, se ti fidi della parola di un nonno innamorato e di una signora ucraina per bene, la prima parola della tua vita è stata "Cane". Allora: io ero sul divano di cucina, tu sul pavimento ai miei piedi, Ljuba in piedi alla mia sinistra, Peggy di fronte a te. L'hai guardata e con una vocina deliziosa che ho sentito - strilli a parte - per la prima volta,  indicandola hai esclamato "Cane!". Lo so. Per noi umani è dura. Ognuno aveva fantasticato di essere il prescelto.  Ce ne dovremo fare una ragione. Resta comunque aperta la gara tra chi sarà il primo di noi. Io ci spero ancora.


E' stato un bel Natale. Niente di speciale. Diciamo una super domenica dopo la vostra abbuffata di ieri sera dai nonni Polegri. C'eravamo noi cinque e c'era Ljuba, la donna che per tre anni si prese cura della bisnonna e che da qualche mese ha trovato un'altra famiglia. Era fuori di sè dalla felicità. Dopo quattro anni da quando, clandestina, ottenne con il lavoro da noi il primo permesso di soggiorno, da due settimane ha la carta d'identità italiana. Quando, da grande, leggerai queste pagine, il periodo delle "badanti dell'est" sarà, spero, una fase della vita del nostro paese consegnata alla storia. Per ora, e da qualche anno, queste signore, spesso mature, che non hanno di che vivere in patria, sono l'unico modo per mettere in casa dei nostri vecchi una persona che si curi di loro. Pensa che Ljuba il suo nipotino Matteo, di poco più piccolo di te, non l'ha ancora visto. Vale! Non vedo l'ora di sentire nuovamente la tua vocina. Per ora mi hai regalato una quantità di sorrisi e di braccia protese quando mi sono avvicinato per prenderti. Un bel passo avanti.

mercoledì 12 dicembre 2012

L'ALBERO E' FATTO. E solo per te. Per i tuoi nonni è la prima volta in assoluto e, ti confesso, è stata un'impresa. Da giovani sposi mai un albero, mai un presepe. Non era roba da ragazzi con l'eskimo. Poi arrivò mamma e, solo qualche volta, qualche microalberello preconfezionato. Il Natale a casa Po non è mai stato eccessivamente celebrato. Niente tradizione del cenone. Grandi pranzi fino a che c'era la Lea. Bis a Santo Stefano dai nonni Lugli e nulla più. Io per moltissimi anni la mattina del 25 mi sono offerto volontario al giornale. Ma quest'anno è diversa. Un Valentino rincoglionisce anche i nonni di pietra e Valentino dovrà ricordarsi un sontuoso albero da sempre. Aggiungo che al giornale, per la prima volta, ho detto di cercarsi un altro di modo che, quando arriverete a pranzo, sotto all'abete troverai un sacco di pacchi colorati. E ci potrai gattonare in libertà.  Farlo, come ti dicevo, è stato oltre le nostre aspettative. L'acquisto per cominciare. All'Ikea mi presento alla cassa con gli addobbi e chiedo l'albero. Me lo fanno pagare e mi invitano a ritirarlo fuori. Dovevo sospettarlo,  ma fino a quando non arrivo al gazebo sono ben lontano dal pensare di avere comprato un albero vero. Sgomento. E adesso? La responsabilità  di un essere vivente mi schiaccia. Lo prendo fra le braccia come riceverei un neonato all'ospedale. Lo carico in macchina attento a non fargli male e comincio a pensare a dove sistemarlo passata la befana. "Tolgo il pero che tanto non ha mai fatto una pera e lo metto lì." "Anzi no. Lo regalo a chi ha un prato più grande" Mannaggia a me che non avevo letto il foglio agganciato allo scontrino: lo riporterò all'Ikea e mi restituiranno un buono acquisto di pari valore. Ma i problemi, ben lontani dall'esaurirsi, cominciano ora. E te li risparmio. Ti dico solo che la lite è esplosa al momento di fare la neve. E aggiungo che, per la pace della famiglia, quest'anno dentro casa non nevicherà.

lunedì 3 dicembre 2012


"Tuo nipote ha i colori di sua madre, il naso e la bocca di suo padre e i tuoi occhi". Tua nonna, che con grande modestia si sfila dalla lista dei donatori, ben sapendo che i colori di tua madre sono anche i suoi, me lo ripete spesso. E devo dire che, se è vero, l'eredità genetica che ti lascio non è quel granché.  Vorrà dire che integrerò. Ti leggerò tante favole insegnandoti a leggerle, a tua volta, ad alta voce. A scandire le parole senza mangiarle quattro a quattro come certamente faranno i tuoi amici romani. Ieri ti ho fatto il primo regalo tutto mio: un porcellino di peluche come quello che comprai per tua madre tornando dalla mia prima trasferta a Sanremo per il Festival. Anche questa volta tornavo da un viaggio fatto, con nonna Gabri, in giro per l'Europa. On the road, come quando eravamo giovani. Allora con il BIGE e negli ostelli. Oggi con la station wagon e nei comodi quattro stelle. Ma con lo stesso spirito. Andando dove ci ha portato il cuore e comprando tanti regali, soprattutto per te. La nonna le magliette e i completini, io il maialino rosa, grande quasi come te, che hai accolto con un grosso abbraccio. In realtà non vedo l'ora di poterti comprare i Lego e il Meccano e ricominciare a giocare con l'alibi di Valentino. Pensa che dal famoso cuore ci siamo fatti portare a Norimberga per visitare il museo del giocattolo più famoso del mondo. Vale! Una stanza occupata per intero da trenini, ferrovie e stazioni! Non puoi capire... Quando avrai sette otto anni ci andremo insieme. Altro che Euro Disney.

domenica 18 novembre 2012

VERRA' IL  GIORNO CHE SARAI TU A RINCORRERMI:  "A nonno! Caccia sti cinquanta euro che mi avevi promesso...". Per il momento i progressi fra noi due sono, diciamo, difficilmente leggibili. Non piangi più, e questo è vero, ma in braccio a me resti un grandissimo contorsionista che cerca solo di sfilarsi. Bah... diciamo che per ora mi basta  osservarti crescere. Valentino che spazzola via una scodella intera di pappa, Valentino che si mette a bocca aperta aspettando il prossimo cucchiaino, Valentino che quando la mamma, distratta, gli sbatte la pappa in un occhio mi guarda con una impareggiabile espressione di "ma questa è scema. Tu la conosci?". Valentino che arraffa una tigella, la morde, la sventola trionfante e Peggy che si materializza dal niente, gliela sfila con un salto e se la va a mangiare sul divano. Valentino che, il nonno accetta scommesse, fra un mese cammina.