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venerdì 8 novembre 2013
domenica 3 novembre 2013
GNOGNO, stasera sono io che scrivo a te visto che sono capace a accendere l'iPhone e anche l'iPad, come dimostra questo autoscatto che ci siamo fatti quando i miei se ne sono andati e papà era fuori dal cancello per sentire se piangevo. E noi a ridere e a farci le foto da mandargli subito. Loro al concerto dei Darkness a fare i rocchettari e noi qui a giocare col telefonino. Quella voce mi fa ammazzare dalle risate. Quando dice "Valentino? Non capisco. Su internet ho trovato Valentino Rossi. Lo chiamo?". Gnogno, ti volevo dire che mi piace quando ti metti a contare e ti fermi a sei. Ma non lo sai che dopo c'è il sette? Te lo devo ricordare io tutte le volte? Lo so che la Peppa Pig si ferma a sei, ma se lo chiedi a me lo so. "Sette!!!" E poi ti volevo dire che mi piace anche quando mi guardi giocare senza rompere. Mi piaci perchè non mi insegni come si fa. Che se io per rimontare la macchinina metto la ruota sul sedile non mi blocchi per dirmi: "Noooo Valentino, la ruota va lì". Sei furbo, tu, perchè hai capito che magari ti posso dare un'idea per le macchine del futuro e fare bella figura alla radio. E poi mi piace che mentre faccio un gioco non mi fermi per propormene subito un altro. E che se cammino sul divano non mi dici scendi che ti fai male. Mi piaci che stai lì buono buono a guardarmi accarezzando Peggy. Ma non sarà che quella è un po' gelosa di me?
sabato 2 novembre 2013
LE TUE RADICI. Oggi è il giorno che la tradizione dedica al ricordo di chi non c'è più. Oggi voglio accompagnarti nei cimiteri dove riposano alcune delle persone che, non per il solo fatto di avere vissuto, hanno gettato le basi per l'arrivo di Valentino e per quello che Valentino sarà. Io posso aiutarti per un cinquanta per cento, naturalmente, quella metà di Valentino, romano de Roma, che sta tutta nella pianura padana. Quattro i cimiteri che ti porto a visitare. Cominciamo da quello più importante, Carpi, dove riposano i tuoi bisnonni Attilio e Silvia, i più longevi. Silvia l'hai conosciuta anche tu, ebbe il tempo di tenerti in braccio. Se ne andò tre mesi e dieci giorni dopo il tuo arrivo. Se ne andò col botto. Nemmeno 24 ore dopo la sua sepoltura Carpi subì il terremoto più grosso della sua storia. Lo stesso camposanto chiuse per mesi. Ora riposa in quella tomba di famiglia che lei tanto detestava in quanto sotto un pino che sporca in continuazione. Quando le andrai a far visita porta con te una scopa. Serve sempre. Accanto a lei Attilio, il marito di una vita, 55 anni insieme nonostante una matrimonio tardivo, quando già, oltre la trentina, lei ragazza di campagna, si sentiva destinata a restare zitella. Chè negli anni cinquanta le donne single erano zitelle. E invece, proprio come tua madre, ebbe la sua unica figlia a 34 anni. Anche Attilio visse a lungo. 85 anni a Carpi e gli ultimi mesi a Monterotondo dove, quando già era molto malato, si trasferì con la Silvia per stare vicini a noi. Vitale e socievole come lo fu per tutta la vita, nonostante lo sfinimento della malattia, trovò la forza di andare spontaneamente al Centro Anziani e farsi qualche amico. Non so quanto si capissero. Unico neo dei romani, per lui che "qui non sanno fare il pane", così nonno Ruggi dovette farsi dare la ricetta da un panettiere carpigiano e da allora sforna a Roma chioppe, mantovane e crocette. In onore al bisnonno Attilio che tra i tanti mestieri di una vita così lunga fu anche pastaio. Forza Vale. Il nostro viaggio per cimiteri continua. A proposito lo sapevi che tuo nonno per una breve, ma non brevissima, stagione della sua vita lavorò nei servizi cimiteriali? Aveva ventidue anni, voleva sposarsi, finire l'Università richiedeva ancora anni. Gennaio 75 il Comune di Carpi acquisiva le Onoranze Funebri per sottrarle alle speculazioni dei privati e offriva un posto, a tempo determinato, di Coordinatore. Il nonno decise di non essere choosy e accettò. A giugno il matrimonio. Un incarico che, tra un contratto e l'altro, durò per due anni. Tienilo a mente, bimbo mio, quando ti verrà voglia di scartare una proposta apparentemente inadeguata. Alè. Forza. In macchina, Si va a San Marino, frazione di Carpi dove nacque la bisnonna Lea e dove, con lei, riposano tutti i Valentini, a proposito di radici. Questo è un bel cimiterino, sai? Piccolo, a lato di una bella chiesa, quella dove la Lea trascorse la sua infanzia, dove insegnò il catechismo, prima di decidere che lei con i preti non aveva nulla a che spartire e di diventare fervente antifascista e poi comunista. La Lea riposa in un "tombino" (qui a Roma li chiamano "forni" e "fornetti") in una "galleria". E' con i suoi familiari, suo padre Alfonso, sua madre Erminia e qualcuno dei suoi fratelli e sorelle. Soffermati e, piuttosto che una preghiera, cantale "Bella Ciao". Se sarà in ascolto apprezzerà. Prima di uscire e riprendere la macchina passiamo a salutare la "zia Valeria", con cui per tanti anni nonna e io abbiamo vissuto porta a porta e che fu una terza nonna per tua madre. Poi lo "zio Leo", il "piccolino" degli undici fratelli Valentini. Dai. Si riparte. Per andare dal bisnonno Gino ci sono una quarantina di chilometri. Lui è sepolto a Castellarano, in provincia di Reggio Emilia, dove trascorse assieme alla Iolanda, la sua nuova moglie, l'ultima parte della sua vita. In quel cimitero ce lo portammo con la banda e il discorso del delegato ANPI Alfredo Bulgarelli in una nevosissima mattina di fine gennaio 2004. Pagherei per sentire il suo commento davanti a quelle parole svuotate di ogni spessore per quanto erano state ripetute negli ultimi decenni. Lui, ex comandante partigiano, uomo di grande coraggio e di altrettanta libertà di pensiero che, finita la guerra, senza clamore, ma senza ripensamenti, si era allontanato da celebrazioni e retorica. Il quarto cimitero è quello di Gargallo. Piccolissimo, sotto casa della Simo, tua prozia, mia sorella. E' il mio preferito. Lì ci sono i Po.
domenica 27 ottobre 2013
I CINQUE MINUTI. Questa immagine non è recente, non è nemmeno mia e l'ho vista poco fa scorrendo l'album on line di tua madre, ma devo dire che mi sembra piuttosto rappresentativa del tuo caratterino. Sorridente e solare, ma quanto perdi le staffe non ce n'è per nessuno. Ho voluto pubblicarla affinché da grande, quando sarai sul punto di esplodere, tu possa contare fino a dieci, guardartela, e farci su una bella risata. L'autoironia è la migliore medicina per l'anima e, dicono, anche per il corpo. Meno ti prendi sul serio più ti prendono sul serio gli altri. Non sono certo, però, che il discorso valga anche per Peggy. Lei non lo sa, Vale, che se le metti le dita negli occhi lo fai perchè ti sembrano due bottoni. Ricorda che ai cani non si tirano le orecchie e che il loro naso non è scaccolabile. Lula, nonostante il suo aspetto corrucciato, da te si lascerebbe spolpare viva. Pegghina-la-dolce tutt'altro. Ma te ne sei accorto. E spero che te ne ricorderai.
domenica 6 ottobre 2013
GNOGNO! Che non sarà un granché, direi di non averlo nemmeno sentito con le mie orecchie ma tua madre lo ha ripetuto subito e io le voglio credere. HAI DETTO NONNO!!!! Del resto ormai mi riferiscono che sta andando alla grande. Per settimane hai ascoltato senza ripetere i versi di tutti gli animali e poi improvvisamente qualche giorno fa al Bioparco ti sei messo a rifarli tutti. La capra. Il cane. Il leone. Il serpente. Vale! Come fa il serpente? Sei dolcissimo nel tuo mondo innocente dove ci sono solo i tuoi genitori, la tata e la nonna, i bambini del nido, Lula e i giocattoli, tanti giocattoli, il camion e la palla, il Lego, il cavallo a dondolo e il triciclo. Che quando lo usi già sai che ti devi mettere il casco. E te lo metti. A proposito del triciclo, brutto schifosetto. Ma ti pare che il baule dell'aeroplanino sia il posto giusto per nascondere le chiavi di casa dei nonni? Ma secondo te chi ci pensa, dopo giorni di ricerche e di incolpamenti reciproci tra i grandi, che Valentino le chiavi le ha prese e le ha riposte con cura nel "vano portabagagli" del suo jet personale? DELINQUENTE! Goditela, bimbo mio, la spensieratezza di questi anni. Fuori è tutto così confuso che anche l'ottimismo inossidabile di tuo nonno comincia a vacillare. Tuo nonno che, nascendo poco dopo la fine della guerra più orribile di sempre, ha avuto la buona sorte di infilare la propria esistenza in un lungo periodo di pace, progresso e fiducia nel futuro. Oggi non è più così. I poveri del mondo, che sono la stragrande maggioranza dell'umanità, bussano alle nostre porte e noi, che pure nell'incertezza continuiamo a vivere da signori, ci siamo già dimenticati che cosa significhi morire di guerre, di malattie e di fame. Tu non sei egoista, vero? Nemmeno io. non serve a nulla. Anzi, sì: a vivere peggio, loro e noi.
lunedì 30 settembre 2013
BELLO. C'è un solo aggettivo per definirti. Sei bello da metter soggezione. Mi ricordo improvvisamente di 36 anni fa, quando nonna Gabri aspettava mamma e Milly, fascinosa soubrette anni trenta, capace di far perdere la testa a un Re e a una grande scrittore come Cesare Pavese, le accarezzò la pancia. "Che cosa desideri per lui?". "Che sia sano" rispose senza esitare la nonna-in-salopette di fronte all'attrice brechtiana. E lei, ricordando i suoi tempi che furono "Ti auguro che sia anche bello. Facilita molto". E' vero, bimbo mio. E tu, come tua madre, lo sei. Armonico, grande, sorridente e accogliente. Non come tuo nonno, un piccolo ET alla tua età, con una fronte immensa su una testa fuori misura, due stuzzicadenti per braccia e in fondo dieci dita lunghissime. Un bambino sgraziato, un adolescente fuori dai giochi sportivi dei coetanei, un ragazzo che le ragazze non consideravano costretto a inventarsi un qualcosa di speciale per fare colpo. Le interviste ai cantanti e una radio che le trasmetteva. A diciassette anni. E la nonna abboccò. E' ancora qui. Come sai.
sabato 7 settembre 2013
MATERIALONE. Questo saresti tu secondo la definizione della prima maestra della tua vita. In realtà Nadia cercava la parola migliore per definire la tua irruenza. Il debutto in società è stato giovedì. Sull'ammissione al nido nessuno di noi nutriva troppe speranze e invece, con una discreta botta di fortuna, nel giro di poche settimane sono arrivate la conferma che eri stato preso e il primo incontro della mamma con le signorine che, facendole venire un mezzo infarto, le hanno detto "domani si comincia". Per ognuno di noi il primo giorno di scuola è uno degli eventi della vita ma per un genitore di più. Il primo distacco vero dopo il taglio del cordone e in attesa di tutti gli altri che verranno, dal primo viaggio da solo alla prima fidanzata. Per età dovresti stare nella classe di mezzo ma per dimensioni sei finito, dritto filato, tra i più grandi. E anche lì sei il più grande. Ricordo i miei digiorni all'asilo. Pochi in verità. 1956, o forse 57. Altro che il famoso "Modella Reggio Emilia" entrato in auge solo trent'anni dopo e del quale usufruì tua madre. Il Niccolò Biondo di Carpi era a tutti effetti una scuola, anche moderna e costruita per essere una scuola, ma con le aule, i banchi e la puzza di minestra, di cavolo e di pomodoro stantio nei corridoi. Ricordo con orrore il pisolino obbligatorio del dopo pranzo seduto con la testa appoggiata sopra il banco. Ricordo le maestre-istitutrici col pipullo. Ricordo i pianti liberatori quando la mamma veniva a prendermi. Credo che in tutto sia durato due settimane. Tu, invece, risulta che alla fine della giornata, mentre gli altri bambini corrono in braccio ai genitori che li sono andati a prendere, vorresti continuare a giocare. E che mentre gli altri bambini un gioco se lo fanno durare anche un'ora e mezzo a te, al massimo, lo stesso gioco dura due minuti. Un materialone. Come volevasi dimostrare.
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