IL DESTINO NEL NOME. Ormai è evidente: sarai un attore, come Rodolfo Valentino. Ti basta vedere un obiettivo e sei naturalmente in posa. Guarda qui. Questi quattro scatti li abbiamo fatti tra ieri e oggi. A volte fingi indifferenza, ma sai di essere sotto l'occhio dell'obiettivo e ti piace. Tutto tuo nonno. Niente di tua madre e tua nonna che, in queste situazioni, si congelano in espressioni improponibili da sogliola alla mugnaia. E' stato un week end bellissimo, amore mio, e non solo perché mi fai sentire un grande fotografo. In venti giorni, dall'ultima volta che ci siamo visti, ti sei trasformato. Parli parli parli e ancora parli, e ascolti. Dici meno "no" e cominci a concentrarti sui giochi che fai. C'è meno bisogno di rincorrerti, di un adulto a tua completa disposizione. Mi piace osservarti da lontano, spiarti, immaginare il procedere logico dei tuoi ragionamenti, lasciarti l'impressione di essere solo, padrone dei tuoi momenti. Anche perché dev'essere uno stress non da poco avere sempre un grande che ti stimola, che mentre fai una cosa te ne propone subito un'altra. Attento che cadi, no così ti fai male, aspetta che ti aiuto, eccheppalle!!! Oggi, dopo che ti ho guardato giocare per una decina di minuti in giardino con le automobiline, e lasciando che scoprissi da solo come farle correre tra le piastrelle scoscese, mi hai preso la mano e mi hai detto "Gnogno, téno". Il gnogno, che è vecchio ma non del tutto, ha capito subito che volevi andare alla "stazione". Siamo saliti, ti ho lasciato fare le scale da solo, senza che nessuno te lo mostrasse ti sei aggrappato al corrimano, ed è cominciata la scalata. Lo stesso a scendere. Sei un campione. E io il tuo primo fan.
domenica 30 marzo 2014
IL DESTINO NEL NOME. Ormai è evidente: sarai un attore, come Rodolfo Valentino. Ti basta vedere un obiettivo e sei naturalmente in posa. Guarda qui. Questi quattro scatti li abbiamo fatti tra ieri e oggi. A volte fingi indifferenza, ma sai di essere sotto l'occhio dell'obiettivo e ti piace. Tutto tuo nonno. Niente di tua madre e tua nonna che, in queste situazioni, si congelano in espressioni improponibili da sogliola alla mugnaia. E' stato un week end bellissimo, amore mio, e non solo perché mi fai sentire un grande fotografo. In venti giorni, dall'ultima volta che ci siamo visti, ti sei trasformato. Parli parli parli e ancora parli, e ascolti. Dici meno "no" e cominci a concentrarti sui giochi che fai. C'è meno bisogno di rincorrerti, di un adulto a tua completa disposizione. Mi piace osservarti da lontano, spiarti, immaginare il procedere logico dei tuoi ragionamenti, lasciarti l'impressione di essere solo, padrone dei tuoi momenti. Anche perché dev'essere uno stress non da poco avere sempre un grande che ti stimola, che mentre fai una cosa te ne propone subito un'altra. Attento che cadi, no così ti fai male, aspetta che ti aiuto, eccheppalle!!! Oggi, dopo che ti ho guardato giocare per una decina di minuti in giardino con le automobiline, e lasciando che scoprissi da solo come farle correre tra le piastrelle scoscese, mi hai preso la mano e mi hai detto "Gnogno, téno". Il gnogno, che è vecchio ma non del tutto, ha capito subito che volevi andare alla "stazione". Siamo saliti, ti ho lasciato fare le scale da solo, senza che nessuno te lo mostrasse ti sei aggrappato al corrimano, ed è cominciata la scalata. Lo stesso a scendere. Sei un campione. E io il tuo primo fan.
sabato 29 marzo 2014
BARBATRUCCHI. Valentino arriva per un weekend e la casa dei nonni si trasforma. I vasi di piante e fiori, tutti, salgono come per magia sopra i mobili. Abracadabra via tutte le medicine dalla tavola. Speriamo che 'sti due poveri anziani si ricordino di prenderle quando è ora. Simsalabim via anche l'orrendo cd dei Pooh dal lettore in cucina. Per uno strano scherzo del destino non è mai stato buttato e Valentino riesce a trovarlo ogni volta e a farlo suonare. Fuori le scatole dei giochi. Il tappeto pista di F1 si srotola da solo e prende forma la ferrovia Ikea con i suoi trenini dai vagoni calamitati. "Siamo qui!!!" La voce di mamma fuori dal cancello. Vale trascina, ormai da solo, il trolley ancora troppo più grande di lui. 30 ore ma dentro c'è il mondo intero. Che la festa abbia inizio.
domenica 9 marzo 2014
BIMBO BELLO, averti con noi nel giorno del mio compleanno è stato il regalo più gradito. Tu e nonna che mi svegliate con "Tanti auguri a te", nonna che mi tira le orecchie e tu che piangi, ti giri e non lo vuoi fare. Vale, ma non fa male! Mica me le dovevi tirare 62 volte!!! Poi il nonno è un uomo duro, coriaceo, ci vuole ben altro. Mica come voi pollastrelli d'allevamento... Dai, scherzo. Però è un dato di fatto che siete una generazione di individui cresciuti con una cura, un controllo, un'attenzione a risparmiarvi qualsiasi tipo di dolore, fisico e dell'anima, che noi non abbiamo mai sperimentato. Nonna con te è rinata, riesce a tirare fuori, da non so dove, un mare di energia che non ricordo in lei nemmeno a venticinque anni. Con te nonna è instancabile, si sede a terra, si rialza, si risiede e ti rincorre gattoni. Uno spettacolo. Certo non ci riesco io. Mamma, come del resto io alla sua età, veniva spesso lasciata a giocare da sola, a inventarsi passatempi. Io, bambino degli anni 50, prima che arrivasse la TV, con qualche cerchio da infilare e qualche cubo da incastrare. Lei davanti al televisore in bianco e nero a fare le spaccate e le capriole come Heather Parisi in disco-disco-dove-io-sono-veramente-io... Tu, invece, nemmeno la Peppa Pig guardi da solo. Hai sempre un adulto che vigila, ti stimola e risponde ai tuoi desideri. Un grande che se piangi vola da te, che se esci ti tiene per mano, che se dormi ti guarda dormire. Meglio che non ci lascino da soli io e te . Rischieremmo di finire come con mio padre quando, durante le passeggiate in montagna, mi teneva fermo per i piedi mente io mi allungavo, testa in giù, a prendere qualche stella alpina, o quando su quelle altalene da spiaggia fatte di due lunghissime funi e una tavola mi spingeva, spingeva, fino quasi a farmi fare il giro e poi io mi lanciavo in un lunghissimo salto sulla sabbia. Oggi non solo quel tipo di altalene lì sono vietate ma se ci vedono raccogliere una stella alpina finiamo tutti e due in gaglioffa. Ci limiteremo a sognarlo. Io, come ogni nonno brontolone, ti racconterò queste e altre storie di un altro millennio, come quando in campagna dai nonni, con mia cugina Luisa, ci lanciavamo dal primo piano sul fienile di sotto, e tu, guardandomi con la compiacenza che si riserva a un anziano, perché sei, e resterai, un bambino educato, mi chiederai di raccontartene altre.
martedì 11 febbraio 2014
MIO. E' questa la parola più in voga di Valentino delle ultime ore. L'aggettivo possessivo che va per la maggiore, dal momento che "tuo" sembra proprio che tu non lo conosca. Improvvisamente mi ricordo di tua madre alla tua età. Erano gli anni del femminismo trionfante. Una sera a cena noi tre. Nonna e io cominciamo a scherzare con mamma. "Vuoi più bene alla mamma o al papà?" La domanda più odiosa che si possa fare a un bambino. "Dillo, Agnese. Di chi sei? Della mamma o del papà?". Lei ci guardò con aria severa, conosceva tre parole, ma la risposta fu "Mia!"
lunedì 27 gennaio 2014
PAROLA ALLA DIFESA. Tua madre mi ha precisato che "boh" è la risposta prevista per il coccodrillo dalla canzone, dopo il gatto-miao, la mucca-muu, la rana-cra-cra. Tutto a posto. Ti sei scelto un buon avvocato. Inchiesta archiviata. Paura, eh, che il nonno chiuda la cucina e si rimetta il portafogli in tasca...
domenica 26 gennaio 2014
BOH? Boooh?!? Brutto schifosone? Ma come ti permetti di rispondermi "boh" alla decima volta che ti chiedo come fa il coccodrillo. Le prime nove mi rispondi bene - aaaauwww - e alla decima mi dici "boh" per dirmi "ah nonno!!! Mo' basta!" . Dici tre parole in croce ma ti fai capire bene. Guardi in faccia, fai dei lunghi discorsi, poi, quando capisci che non capisco mi prendi per mano e mi porti dove devi portarmi per poi spiegarti a gesti. Il regalo più bello è stato sapere che quando mamma ha preparato te e il trolley per venire qui sei stato contentissimo. Contento di rivedere tua nonna, che comunque trascorre con te due pomeriggi ogni settimana, ma un po', lo spero, anche questo nonnone che quando dice "lo guardo io" ti lascia fare anche le cose da "Noooo... Vale... ti fai male..." Il nonno che ti lascia salire le scale da solo, senza darti alcun appoggio. Il nonno che ti lascia salire sulle sedie senza strillare "cadiiii" perchè guardare le cose dall'alto è bello. E porta anche bene. Lo sai? C'era una giostra che a me, da ragazzo, piaceva particolarmente. Si chiamava Telecombattimento Aereo. Non so se c'è ancora. Erano specie di dischi volanti che, con un braccio meccanico, salivano in cielo azionando una leva. Quando eri lassù cominciavi a sparare a tutti gli altri che via via, colpiti, tornavano giù. Vinceva chi restava su da solo. Vinceva un altro giro di giostra. E io vincevo spesso.Ma la soddisfazione non era tanto quella del giro gratis. Era l'avere abbattuto tutti gli altri. Gaurdarli quando tu eri ancora in alto. Ed è un piacere, quello di conquistare sempre nuove vette, che vorrei potessi goderti anche tu fino in fondo. Da bambino mi capitava frequentemente di sognare di volare. Chissà se capita anche a te.
Ora basta parlare di me. Goditi nonna Gabri e giocate un po' insieme.
domenica 19 gennaio 2014
CHE UOMO SARAI?. Premesso che ce la metterò tutta per vivere abbastanza a lungo e vederlo con i miei occhi, verificarlo con i miei sensi, questo è il mio chiodo fisso. Incontrarti ogni due settimane mi dà il privilegio di osservare meglio i tuoi progressi, come in quei film con pochi fotogrammi nei quali la narrazione procede a scatti. Quindici giorni, gli ultimi, che ti hanno fatto diventare un gigante, a riprova che le tue ultime febbri erano di crescita. Pronunci appropriatamente le poche parole che ti va di pronunciare. Ti diverti a pronunciarle come per verificare l'impatto della tua voce e della tua comunicazione. Presti maggiore concentrazione agli stimoli che ricevi: la lettura di una storia, il gioco con un bambino più grande, nel caso dell'altra sera Milla. Chissà se fra una decina di anni, quando rileggerai queste parole, Milla sarà ancora una presenza della tua vita o se, come per la maggioranza degli incontri di noi tutti, sarà stato un incontro passeggero. Che uomo sarai, dicevo. Come parlerai. Con quale vocabolario. E l'accento? Quando andremo al mare, in Emilia, gli altri bambini ti chiederanno "Perché parli così?". Ti vanterai di questa tua diversità o te ne vergognerai? Che uomo sarai? Ottimista... fatalista... intraprendente... Non lagnone, Vale! Non autocommiserante. Questo no, ti prego. Il mondo che ti abbiamo preparato, noi della mia generazione soprattutto, non è dei migliori. E l'Italia peggio. Abbiamo sperperato senza un progetto la ricchezza che i nostri genitori erano riusciti a mettere da parte. Abbiamo creato un benessere che non siamo più in grado di sostenere e al quale non vogliamo rinunciare. Diritti acquisiti ai quali ci aggrappiamo disperatamente ma che ci stanno inesorabilmente sfuggendo dalle mani. E non abbiamo ancora toccato il fondo. Sarete voi a ricominciare ed è per questo che, diritti a parte, avrete le nuove conoscenze, quelle sì, che abbiamo comunque conquistato e che resteranno a vostra disposizione per un nuovo decollo. Dovrai guardare avanti, inventarti un nuovo lavoro che magari oggi ancora non esiste. Intuire che cosa servirà alla società, all'umanità e essere pronto a offrirglielo. Dovrai studiare, ancor prima informarti, restare connesso. I tuoi nonni sono a disposizione.
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