mercoledì 22 aprile 2020

LA GRANDE PANDEMIA DEL VENTI.  Mi piace immaginarti nel 2100 quando, ottantottenne, parlerai con i tuoi bisnipotini che faranno i capricci per non andare a scuola. "Pensa - gli dirai con la voce da nonno saggio e divertente - durante la grande pandemia del venti io, ero in seconda elementare, smisi di andare a scuola a febbraio...". Ma forse all'epoca gli edifici scolastici con le aule, i banchi, le maestre e i bidelli non ci saranno più. Probabilmente ciò che state sperimentando in questi giorni, con l'insegnamento a distanza, in collegamento internet sarà un'abitudine consolidata da decenni. Forse farà ridere pronunciare la parola "internet" o "skype" perché solo i vecchi ricorderanno questa rete; quest'epoca in cui si polemizzava sull'introduzione del 5g. E voi sarete già al 5mila G. O chissà dove...
L'esperienza che oggi stiamo vivendo, in questa primavera del 2020, è unica per tutti. Mai, dico mai, era successo in un Paese moderno che tutti fossero obbligati a restare in casa per due mesi. Le scuole non erano state chiuse nemmeno durante le guerre mondiali. Adesso per evitare di contagiarci a vicenda possiamo uscire di casa solo per poche circostanze ben certificate e ancora più difficile è uscire dal proprio comune.
Tu e io, Valentino, la tua famiglia e i nonni non ci incontriamo dall'8 marzo. E meno male che con le video conferenze ci possiamo parlare e vedere ogni volta che lo desideriamo. Le stesse video chiamate con le quali qualche volta fai lezione e tutti i giorni giochi con Cristian che sta a Milano, chiuso in casa anche lui. Siamo tutti come nella casa del Grande Fratello. Tutti come in un bunker antiatomico sapendo che quando usciremo il mondo e le cose saranno ancora lì ma tutti noi saremo cambiati. Profondamente. Ho voglia di abbracciarti Vale. Ma in teoria non potremo abbracciarci e baciarci fino a quando loro non diranno "vivis". Come quando ero bambino io e, nei giochi di strada, tipo mosca cieca, c'era un momento in cui tutti dovevano fermarsi, senza muovere un ciglio. Accadeva quando uno del gruppo urlava "Mortis!". E tutti stavano immobili, immobilissimi fino che sempre a quel tipo veniva voglia di urlare "Vivis!"

martedì 2 luglio 2019

School's Out

Arriva per tutti il momento di perdere il primo dentino - e anche il secondo - e questo momento, assieme all'ingresso alla scuola elementare è il primo vero rito di passaggio.
Con la crescita del primo incisivo definitivo, e con la prima pagella, noi tutti siamo entrati nella stagione della responsabilità e della competitività.
La prima pagella. Se il senso principale di questo blog è consegnarti, quando sarai grande, le immagini di te piccolino, dell'epoca in cui i ricordi vanno perduti, la prima pagella non ce la possiamo fare scappare davvero. "Negli ultimi mesi dell'anno - ci relaziona la tua insegnante - Valentino ha raggiunto risultati positivi in tutte le materie. Ha più fiducia in se stesso e questo gli da più disinvoltura anche nell'applicazione allo studio.". Sappiamo così che leggi in modo scorrevole sia lo stampato maiuscolo sia il minuscolo, che sotto dettatura riconosci quasi tutti i suoni e che cominci a destreggiarti anche nella scrittura in corsivo. Molto bene anche in matematica, cosa che non dubitavo vista l'abilità che hai, anche solo mnemonicamente, con le addizioni e le sottrazioni. E benissimo, per la felicità di nonno, nell'avere la conferma che sai intrattenere ottimi rapporti sia con gli adulti sia con gli altri bambini.

Oh! Mica c'era bisogno della maestra per capire che sei un bambino comunicativo che attacca bottone, in modo naturale, con tutti. Un paio di settimane fa, per il compleanno di nonna, siamo andati tutti insieme su una spiaggia del lago di Bracciano. Siamo arrivati con un certo anticipo dal momento che in quello stabilimento c'era un concerto del tuo amico Andrea Ra e così, senza che io, preso dalla lettura, nemmeno me ne accorgessi ti sei fatto coinvolgere in una partita di ragazzi molto più grandi. "Che gioco è?" "Rugby, vuoi giocare? Togliti le scarpe". "Grazie Valentino. Alla prossima" e sei tornato da noi come fosse stata la cosa più normale del mondo. In realtà lo era, ma non per tutti i bambini. Certo non per me alla tua età. E nemmeno per tua madre.

mercoledì 30 gennaio 2019

La media del settantasette

Arriva per tutti, prima o poi, il momento di non scontentare nessuno. La domanda che ogni bambino teme di più è il classico "vuoi più bene a mamma o papà". Uscirne è sempre un'impresa. Mamma, quando era molto più piccola di te, alla domanda scema "ma tu sei più di mamma o di papà" rispose al volo "io sono mia". Tu, da maschio, sei meno diretto. Per cui quando nonna e mamma stavano discutendo su una cosa che non ricordo più e io ti ho chiesto chi avesse ragione, davanti a loro hai messo in tavola una supercazzola memorabile. "Guarda, direi ... che ... considerando anche ... guarda direi che sono settantasette ... e già io pensavo alla poveretta del trentatré - e... settantasette. 77-77: pari. In un mondo che va a 144.
Bravo, ragazzo, l'importante è uscirne a testa alta. Come quando sempre tua madre, di fronte a una tua evidente bugia, ti disse " a'cazzaro!" e tu imperterrito le hai risposto "Il mio cuore è lucido".

giovedì 13 dicembre 2018

Valentino e il comune senso del pudore.

Mercoledì sera al pub, come due anziani signori inglesi. Per ingannare l'attesa i nonni si sono già ammazzati di birra, onion ring e noccioline. Entra Valentino imbacuccato. Baci ai nonni. Mamma segue a ruota. "Dillo anche ai nonni, Vale, com'era la mostra che avete visitato oggi con la scuola a Trastevere". "Nonno - Vale si avvicina abbassando la voce - Mi chiedo con quale coraggio...". Nonno abbandona i salatini "Coraggio per fare che cosa, Vale?". "No, guarda nonno, un museo di professionisti eh... ma mi chiedo con quale coraggio!". "Vale, coraggio di che?". "C'era una donna tutta nuda, NU-DA!". "Nuda? ma nuda come? Di spalle? Si vedeva il culetto?" "Nooooo!" "Le sise, allora?" Vale non ce la fa più a stare serio "Sì!!! ma con quale coraggio?!?" "E la patatina anche?" "Siii". "Ma coraggio per fare che cosa?" "Nonno, quelli sono professionisti, eh, ma se l'avessi fatto io magari avrei dipinto un signore e le mutandine, le scarpe e i pantaloni ce li mettevo...".
Ecco qui. Valentino la prima volta a contatto col nudo artistico, portato dalla scuola alla mostra sugli Impressionisti Francesi (non "professionisti", a proposito) esposti all'ex Palazzo degli Esami di via Induno.
Posso dire che il turbamento dei sensi davanti al dipinto di una ragazza nuda da un bambino di oggi non me lo sarei mai e poi mai aspettato? Scoprire che nulla è cambiato da quando ero bambino io, sessant'anni fa, è quanto meno sorprendente. E' bello. La prova insperata che l'invasione di nudi in TV, in rete e sui giornali nulla può contro il potere magico dell'arte. L'unica differenza fra noi due è che io con gli adulti non ne parlavo. Lui sì.
Valentino, non smettere mai di stupirti. Mai.

domenica 9 dicembre 2018

Eccoci, Vale. Il più è fatto. La lettera è scritta, come da foto, e anche l'albero è fatto, come da foto. Quindi se Babbo Natale viene a casa tua e non trova l'alberello, che come gli hai spiegato nella lettera non potrete fare perché i gatti lo distruggerebbero, può sempre passare di qui. E' un alberello piccolo e un po' "cugino itt" - la foto finita non la pubblichiamo per rispetto a nonna - ma considerata la velocità con cui tu e lei avete deciso di farlo e lo avete realizzato va comunque benone.
La lettera, che poi è la cosa che conta davvero, è stata invece un lavoro un poco più meditato. Prima abbiamo deciso come strutturarla e che cosa scrivere - chi sei, le promesse per il futuro e la lista dei desideri - e poi tu me la hai dettata. Solo tu, ci tengo a dire. Tutta e solo farina del tuo sacco. Io mi sono limitato a fare il dattilografo senza intervenire. E questo è ciò che ne è uscito. Tu, naturalmente, hai firmato personalmente e hai scritto, sempre personalmente, anche il suo nome sulla busta.


9 dicembre 2018, casa dei nonni.

Ciao Babbo Natale,

Io sono Valentino, un bambino di sei anni e mezzo che abita a Roma con i suoi genitori, un cane, due gatti, due pesci e, ogni tanto, un fratello che  ha 17 anni.

Ti scrivo perché so che tu porti i regali la notte di Natale cosa che sanno tutti, forse tranne i bebè, e vorrei dirti che cosa mi piacerebbe ricevere.

Prima però devo prometterti che resterò a tavola finché non finiranno tutti, che non darò più fastidio a mio fratello e che non dirò più bugie, come quando dissi a mamma che avevo mangiato i fagioli e non era vero.

Ok. Adesso c’è una cosa lunga da dirti. La prima cosa che vorrei è una bici nuova perché la mia è tipo da nani, poi un tablet perché ho rotto l’iPad e poi un drone telecomandato. E poi l’ultima cosa, quella più lunga è la Wii PlayStation 4. Così è finito.

Io la notte di Natale sarò a casa dove però non facciamo l’albero di Natale perchè altrimenti i gatti lo distruggono. A me dispiace tantissimo ma lo farò con nonna.

Ciao. Valentino.

Vediamo ora che cosa succederà. Speriamo che te ne porti almeno un paio anche se sul drone io avrei qualche perplessità. Ma è solo perché ho paura che me lo fai volare in testa. Io da parte mia, se lo incontrerò, non gli racconterò che avevi scambiato la sua statuina per un nano da giardino.

martedì 13 novembre 2018

Valentino nella locanda

Vale grazie. La vera emozione nell'entrare in scena in un teatro pieno fino all'orlo è stata sapere che fra quei 550 respiri al buio c'era anche il tuo. E grazie a tua madre per avere sfidato la distanza, l'ira della capa e il cacozzo dei gatti per portarti, e per venire lei, fino a Carpi.
Mi stava a cuore che vedessi recitare nonna, brava più di quanto io stesso mi aspettassi. Quello per noi è stato un evento unico, come la discussione di una tesi di laurea. E quando mi hanno riferito che al buio, a sipario ancora chiuso,  alla partenza del mio vocione hai esclamato "Senti. Quello è nonno!" mi si sono inumiditi gli occhi. E che bello averti portato dietro le quinte, sul palco. Il fascino del teatro non perdona. E' una serata che ricorderai a lungo. E io pure.

domenica 29 luglio 2018

Quante chiacchiere sopra quel lettino, quante confidenze, quante "azioni di guerra" pianificate. Non è più tempo di buchi nella sabbia, non siamo ancora pronti per gli amoretti di una estate. Ma quante amicizie. E quanti pianti.
Da questi lettini, due sere fa, abbiamo ammirato l'eclissi di luna, il grande spettacolo della Luna Rossa grazie al quale, per una congiunzione astrale che non concede troppi bis, abbiamo visto anche un luminosissimo Marte. Uno "spettacolo" che ti ha messo però in grande crisi per un paio d'ore. Per te, che solo ora stai imparando a destreggiarti con la nostra lingua, "spettacolo" è ancora una cosa sola: concerto musicale. Per questo, già dal pomeriggio, dopo avere orecchiato noi che ci davamo appuntamento con gli amici per il grande spettacolo naturale, hai cominciato a girare gli ombrelloni chiedendo se anche i genitori dei tuoi amici li avrebbero portati al "Luna Rossa". Poi a me hai chiesto se "Luna Rossa" sia una canzone provocandomi grande stupore per il fatto che tu potessi conoscere un brano di Claudio Villa. Infine hai pianto fra le braccia accoglienti di nonna quando ti ha detto che noi invece saremmo andati in spiaggia. Solo all'indomani tutto si è chiarito quando, ascoltando nonna e me che commentavamo il "grande spettacolo" hai urlato stizzito che non eravamo andati ad alcuno spettacolo.
Fare confidenza con parole e modi di dire è la sfida di questi mesi. Un'altra "lezione" ha riguardato il significato di "mettere a fuoco" quando hai chiesto, sempre a nonna e a me, perché volessimo incendiare non so cosa.
Che meraviglia diventare un nonno che per te è motivo di crescita e di orgoglio. Ah si. Perché di questo nonno pancione sei proprio orgoglioso da quando ti puoi vantare che sa anche fischiettare. "Nonno, Cristian non ci crede. Gli fai sentire che sai fischiare?". E lì è partita ' ... e a luna rossa mme parla 'e te... "

venerdì 27 luglio 2018

Il tuo primo selfie
La curiosità e la faccia tosta per fare il giornalista ce le hai. Il nonno certifica dopo che ieri, mentre ci chiedevamo che cosa fossero quei barili che un corriere stava scaricando davanti al Gallanti, ti sei rivolto al camionista chiedendo "signore! Che cosa sta scaricando?". E visto che lui non rispondeva - ti avrà scambiato per un finanziere - hai insistito "è birra, vero?". E, sotto il tuo pressante incalzare il poveretto ha dovuto ammettere "sì, è birra". Poi abbiamo continuato a chiederci se il muletto col quale trasportava il carico fosse a motore ma l'uomo era, come spesso accade a noi giornalisti, poco collaborativo. Pensaci, comunque, anche se tu hai già deciso che farai il pugile o il commesso di centro commerciale, Considera seriamente che fare il giornalista è sempre meglio che lavorare. La battuta non è mia, come molti sanno. Ma è risaputo che il giornalista è anche un ladro.
Cronista a parte questo è il tuo periodo dei perché. Perché si dice 'non vedo l'ora'? Perché la luna cambia dimensione? Perché il pisello si alza? Alla prima ho risposto io con una grande spiegazione etimologica e linguistica mentre tu alla seconda parola ti stavi già guardando una mano controllandoti una feritina vicino a un'unghia. All'ultima non poteva che rispondere tua madre, la biologa, spiegandoti con infinita chiarezza che 'è la fisiologia'. Salvo eclissarsi al volo. Per la luna ci ha pensato la nonna che a stento si è trattenuta dal cominciare a declamare 'a ghè semper in dla luna come 'na macia kla sembra la facia d'na vecia". Ma questo è un altro film che vedrai fra qualche mese.
Questa vacanza è proprio bella. Se a casa ci vediamo poco, e anche quando ci vediamo fatichiamo a stare veramente insieme, questa del mare è, da sette anni, una full immersion. E per la prima volta per me questo è un incontro di intelligenze, di parole. Non più solo un gioco fisico.

domenica 12 novembre 2017

Capello corto. Finalmente, dopo anni di chioma alla star del rock, ecco Valentino coi capelli corti. Bello eri bello, eh. Un angelo. anzi, un figaccione stile californiano da uscire a cena con le baywatch più uau. Però c'era anche che qualcuno ti parlava al femminile. E non ci piaceva. C'era che qualche bambino, a scuola e al parchetto, ti chiamavano Valentina. E noi ci incazzavamo. E allora ecco risolto il problema alla radice. Nel verso senso della parola. Di bulbo. E poi, ti dirò, adesso mi ricordi tanto la mia bambina alla tua età. E anche questo è bellissimo.
Altri due progressi di quelli che piacciono al nonno. I menù di Valentino non sono più limitati alla sola pasta all'olio e alla fettina. Oggi ti sei mangiato, su tua richiesta, gli gnocchi di semolino. E mica pochi, poi. E poi, sorpresa sorpresa, ti piace il peperoncino. Ne avevo messo un minimo nel sugo delle polpette. Quel tanto che ti ha fatto esclamare, ma con una faccia di piacevole sorpresa, "è salato!". Si dice "piccante", fa nulla. Ma l'importante è non doverlo più levare d'ora in poi.

venerdì 4 agosto 2017

Guarda che faccia da impunito contento adesso che lì al mare è arrivata tua madre. Te possino... Le due settimane appena finite sono state la "prova di crescita" annuale che si chiede a un bambino fortunato, di quelli che si possono permettere un mese intero di villeggiatura: il periodo lontano dai genitori e dalle abitudini domestiche. Per tua madre erano estati intere assieme ai nonni che si alternavano nella casa di Pomposa. Non so, e non ho mai indagato, quanto sentisse lei la nostra assenza. Per me, che a mia volta venivo lasciato per tante settimane, nella stessa casa, con le diverse zie, le domeniche sera erano tristezza infinita. Non ti dico, poi, quando i miei genitori ebbero la "sciagurata" idea di mandarmi in colonia. O quando mi mandarono per un mese a Tubingen a imparare il tedesco assieme alla, comunque divertentissima, cugina Loredana. Tutto questo per dirti che nessuno capisce meglio di me la gioia che hai provato quando, dopo due settimane, hai visto nonno e nonna fare le valigie. E come ci aiutavi a chiuderle.
Devo  riconoscerti però che la prova l'hai superata con molta dignità: zero capricci e senso di grande responsabilità verso due vecchietti che si stancano presto delle corse sulla spiaggia e dei bagni in mare. Qualche volta ti è scappato un "mi manca Roma". "Per i tuoi genitori?" "No" "Per Damiano?" "No" "Per il centro estivo?" "No" "E allora?" "Per il wi-fi". Segno dei tempi. Del resto a tuo fratello, per il suo compleanno, gli hai regalato due giga.
Non dirò a nessuno che praticamente ogni notte mi hai cacciato dal lettone per stringerti a nonna, è un regalo che ho fatto anche a lei. E conserverò come un segreto anche le cavolate inventate per convincere nonna a metterti i calzoni lunghi per uscire la sera. "Ho freddo alle gambe, nonna" mentre entravamo e uscivamo dalla doccia per l'afa che faceva. E io "Beh, stasera sento un poco freddo anche io.". Ragazzo, queste donne non capiscono che cosa significa per un leader portare i pantaloni lunghi. Proprio loro che da bambine guardavano, per la stessa ragione, solo quelli più grandi di noi. Dammi il cinque. Ti aspetto a casa. Col wi-fi.

sabato 10 giugno 2017

Con l'occhiolino dobbiamo ancora perfezionare...


Con l'occhiolino dobbiamo ancora perfezionare ma per tutto il resto diciamo che siamo a buon punto. Figlio di una biondina cresciuta a pane, nutella e Queen, nipote di quel tale che, solo di poco più grande di te, organizzava in garage il Festival del Bambino di via Cosmè Tura, e usava come microfono la pompa della bicicletta, questo Rock Valentino è il minimo contrattuale.
Al tuo fianco la mammoletta è Andrea Ra. Come da foto. Però c'è dentro di te quel minimo di classe che ti fa scartare il basso ("si suona con le dita, non mi piace") e preferire la chitarra classica col suo plettro. Intanto ci diamo di batteria e fortuna che c'è il simulatore con le cuffie.



E comunque, rocker o non rocker sei un grande attore, sempre come da foto. A destra l'interprete aggressivo dei grandi sfracelli, quello col vocione perchè, tra le altre qualità, hai già una voce molto interessante. Qui sotto poi il bambino che sei: dolce, sognatore e ironico. "Valentino, ti sei divertito al concerto di Andrea Ra?". "Non finiva mai!". "La prossima volta diciamo a mamma di portarti dai nonni?". "Si". Ottimo. Così perfezioneremo la strizzatina d'occhi. Uno chiuso e uno aperto, ricorda. Controllare la bocca, che deve rimanere chiusa. Mai, dico mai, aperta solo dalla metà dell'occhio chiuso. Dopodichè penseremo al sorriso d'intesa.




lunedì 27 febbraio 2017

Libera pasta in libero Stato

"E' un poco moscia". La pasta. Cioè la scatola scrive 12 minuti, la cuociamo nove, e la giudichi "tenerina". Con tutto che tua bisnonna la trovava cruda dopo venti minuti quando ormai usciva dalla pentola da sola. Dio benedica i tuoi dentini da latte, ragazuolo. Ieri l'ho assaggiata dopo sei minuti. Boh. L'ho fatta assaggiare a tua madre la quale ha fatto una faccia poi ha deciso "diamogliela così". Un filo d'olio e l'hai spolverata via in un baleno. Faceva crunch crunch.

 A proposito di pasta da ieri sei ufficialmente arruolato aiuto fornaio. Garzone. Qui da noi, da una decina di anni, il pane emiliano lo si fa in casa. Cominciammo quando i tuoi bisnonni, Silvia e Attilio, si trasferirono qui vicino a noi lasciando la terra nella quale avevano vissuto per oltre ottant'anni. Si adattarono a tutto con un'elasticità inaspettata. Ma al pane no.
 "Kè in n'al san mia fèr", "Qui non lo sanno fare" dicevano entrambi alle prese con rosette troppo gonfie e troppo dure. Cercai panifici "moderni". Uno mi disse "ho la moglie mantovana, proviamo". Ma nemmeno quello era accettato. Ci mancava l'ingrediente segreto, lo strutto. Quello che quando passeggi nella Bassa Modenese, per le vie di paese, ti fa sentire odore di maiale ad ogni angolo di strada. Quello che se lo citi da Firenze in giù ti allontanno con le dita incrociate del vade retro. La stessa cosa che accade da Firenze in su col peperoncino. Io li adoro entambi. Così mi feci dare la ricetta. Un chilogrammo di farina 0, sale, lievito, 450 dl di acqua, 50 dl di strutto. Il dieci per cento rispetto all'acqua e il gioco è fatto. La macchina impasta e poi passi alla confezione. I baulini, rotolini di pasta tirata fine e poi tagliata al centro. Le crocette, praticamente due strisce prima arrotolate a forma di grissino e poi unite al centro. Con le crocette te la cavi benissimo e, probabilmente, grazie a te abbiamo trovato un nuovo nome: "La stella morta". Perchè in effetti la crocetta cruda, sollevata in mano, sembra davvero il corpo ammosciato di una stella senza vita.

domenica 19 febbraio 2017

SONO PRONTO PER PICCHIARE

"Sono pronto per picchiare". La cosa più sorprendentemente bella che mai mi sarei aspettato di sentirti dire all'apertura del tuo regalo di compleanno da parte dei nonni. Cioè noi. Già mi ero sorpreso che tua madre, sempre attenta a non farti crescere troppo maschiaccio, mi avesse suggerito di acquistare un punchingball. Lei che da piccolo ti regalava, o suggeriva di regalarti, forni e pentolini che regolarmente ignoravi per dedicarti a macchinine e betoniere. Ma che l'accoglienza fosse addirittura così entusiastica è stato un regalo che tu hai fatto a me. In un certo senso il riscatto del bambino che giocoforza io fui, un bambino cui venne sempre impedito di partecipare a giochi violenti. Un bambino, sempre io, che proprio nelle pentole e nei fornelli trovò altri modi per divertirsi. Il primo budino lo cucinai in piedi su una sedia più o meno alla tua età. Budino EBO. Prima mettevo la polvere, la stemperavo con un poco di latte freddo, poi aggiungevo latte e riscaldavo, mescolando, fino a quando era cotto. Appena il "grande" che mi sorvegliava si distraeva aggiungevo un pizzico di sale, o altre cose che mi capitavano a tiro. Mica per tirare scherzi a chi comunque, assaggiandolo, mi avrebbe detto "è proprio buono". Solo per sperimentare cose che esulavano dal protocollo e leggere sulle facce degli altri, che comunque dicevano "è proprio buono", l'effetto delle modifiche. Un'abitudine, quella di cucinare e improvvisare, che non ho mai perso. Tu allenati a picchiare, che va bene così. Solo per difesa ma picchia. Non farti cogliere impreparato quando la vita ti aggredirà, definisci un obiettivo e colpisci. E buon compleanno, bimbo mio.

domenica 22 gennaio 2017

TUTTA COLPA DEL SANTO

Ma come parli, ragazzaccio? Ma che cosa mi sfugge? Chi ti ha insegnato l'intonazione delle interrogative? Da dove esce questo orrido domandare ternano? Mamma non può essere. Lei e nonna hanno un interrogativo tutto loro che non è quello. Papà e Damiano nemmeno. Loro sono romanacci proprio, e qui ci sarebbe tutto un altro capitolo da aprire, che apriremo, ma il ternano no, per favore! Domattina ti porto a scuola, con una scusa parlo con tutte le maestre, mi faccio fare una domanda e sentiamo... farlo con gli altri bambini è un poco più impegnativo. Altrimenti c'è da pensare che si tratti della vendetta di San Valentino che, come sappiamo, fu vescovo di Terni un millenovecento anni fa. Magari si è seccato perchè quando sei nato, il 16 febbraio di cinque anni fa, tuo padre anzichè accendere un cero a lui mandò un SMS al volo a Valentino Rossi, nato nel tuo stesso giorno. perchè, appunto, voi siete del 16 e non del 14. Ma, credimi, se parlassi il tavulliese sarebbe meglio. Molto. Cercheremo di recuperare. Intanto, per aprire "quel" discorso del romanaccio stiamo lavorando sul resto delle pronunce. "Puscità" al posto di "pubblicità" non si poteva sentire proprio e qui abbiamo recuperato. L'orecchio ti aiuta. Anche "tappeto" è meglio di "dabedo" eccetera eccetera. Poi a casa deciderai tu se fare un corso a chi di dovere. a qualcosa dovrà pur servire un nonno rompicoglioni.

mercoledì 28 dicembre 2016

"Nonno, senza il camino Babbo Natale come entra?" hai cominciato a chiedere a tempo opportuno nel caso, si sa mai, avessimo in mente di ristrutturare casa. "Magari lasciamo aperta la porta del forno, che dici?". "Meglio la finestra, nonno!". "Vale, però qui una mail a Babbo Natale gliela dobbiamo mandare, così gli dici che il 27 ti svegli a casa dei nonni e magari se gli è rimasto qualcosa ritorna". "Si. Con l'iPad tuo?". "Ok. Vale. Vieni che cominciamo a scrivere. Che indirizzo metto? Tu lo conosci?". "Nonno, te lo dico in un orecchio -  e con quell'occhio furbetto, come da foto - mettece quello che te pare!". Fine del discorso. Lasciandomi il sospetto-certezza che sei un gran paraculo. Fortuna che li hai apprezzati i bastoncini calamitati Supermag. Tuo padre oggi mi dice che ci stai ancora giocando. Ma qui il nonno sapeva di andare sul sicuro: la magia delle calamite che si attraggono e si respingono alla tua età non lasciano indifferente proprio nessuno. Quest'anno del resto, è stato il Natale dei regali azzeccati. Anche se è sempre rischioso regalarti qualsiasi cosa che non abbia le ruote, con la pianola tua zia Simo ha fatto centro e, tornando a casa tua, è la prima cosa che ti sei messo a tracolla. E poi ha del talento. Io, quando avevo più o meno la tua età, ricevetti una fisarmonica più grande di me e non la degnai mai di uno sguardo tanto che mio padre decise di restituirla. Tu invece strimpelli con un buon orecchio e mi sa che assieme a tua madre al basso farete qualcosa di memorabile. Mi candido per venire a presentare quel Sanremo.

giovedì 17 novembre 2016

Credevo io ...

Quando intitolai questo blog "Un vecchio e un bambino" tu stavi nascendo, io avevo "solo" sessant'anni e nella frase, oltre al riferimento alla canzone di un caro amico di gioventù scomparso troppo presto, c'era molta autoironia. Certo non mi sentivo vecchio e  non mi sento vecchio nemmeno ora che ne ho quasi sessantacinque. Al contrario, dopo il quarto di secolo passato in Rai sto progettando una nuova vita professionale, meno impegnativa dal punto di vista individuale che mi lasci, ora che sei grande, più tempo anche per te. Interagire con un Valentino piccolo per me non è stato sempre facile. Più complicato, certamente, rispetto a quanto lo fosse con tua madre. Le gambe, aggravate dal peso del corpo, non consentono più tanta agilità nel piegarmi, sedermi a terra, sollevare un bambino. Gli stessi strumenti di comunicazione, nonostante io sia un "vecchio" particolarmente tecnologico, non sono più tanto raggiungibili. Credevo, io, di poterti leggere le favole come trentacinque anni fa con tua madre. Mi illudevo di poterti comunque seguire nelle tue scorribande in rete, almeno di poterci confrontare su ciò che guardi attraverso il tuo iPad. Il massimo consentito è "Valentino, che cosa stai guardando?" per sentirmi rispondere "Ok! Ora cambio."

mercoledì 24 agosto 2016

Torniamocene. Anche quest'anno i nostri dieci giorni insieme h24 sono conclusi. Per la quinta volta nello stesso mare. Per la quarta volta con la stessa foto, aggiornata di anno in anno. La foto che spero potremo continuare a fare fino a quando tu sarai quel biondone che noi due sappiamo e io sarò un anziano signore rattrappito. Perchè prima o poi tuo nonno tornerà magro come ai bei tempi.
A proposito dl biondone vi ho visti all'opera tu e il tuo inseparabile Cristian con quelle ragazze tanto più grandi di voi sedute in gruppo su una panchina senza schienale. Cristian che salta su, alle spalle della più carina, e comincia a massaggiarle il collo e quando lei, sorpresa, gli dice "che begli occhi che hai" lui fa "Mi chiamo Cristian, questo è il mio amico Valentino" e ti invita a unirti a lui. Tu lo guardi titubante, cerchi nel mio sguardo una via di fuga e quando mi intrometto con un "forse è ora di andare" vieni via sollevato. Ci sarà tempo. Ogni cosa al momento giusto.
Intanto è stato grandioso ritrovarci dopo un anno di frequentazioni troppo scarse tra i miei ultimi impegni di lavoro e le tue attività scolastiche e ricreative. Ti sei trasformato in un bambino dolcissimo, riflessivo, capace di gesti di grande generosità e di battute fulminanti. Come quando in macchina, alla decima ripetizione del navigatore sulla svolta imminente, mentre noi pensavamo che tu dormissi te ne sei uscito con un "Come, signorina? Non ho capito". E poi, in quel romanaccio che ogni volta mi sorprende, "e mannamola a casa!!!". Sul romanaccio ci sarà presto tutto un capitolo a parte e mi adopererò per essere ricordato come "avevo un nonno alla RAI che parlava alla radio e che me rompeva erkà da mattina a sera con le pronunce perfette".
Ti saluto. Ricordiamoci di dire a mamma di farti tagliare i capelli se no questi continuano con "che bel nome, Valentina...". L'altra sera, al centesimo che ci ha provato l'hai steso: "Mi chiamo Valentino, sono un maschietto, ho quattro anni e ho già fatto la festa".

domenica 10 luglio 2016

"Se la vuoi Lula te la presto, Peggy non è così simpatica... ". E vai! Valentino sputa il rospo e dopo due anni confessa, a modo suo, quel "faccia a faccia" con il cane dei nonni, quella canona bianca, apparentemente gentile, che non lo ha mai sopportato. Quella pelosa gelosa che dopo quella sera  in cui, mentre erano soli, lo affrontò con un ringhio, un abbaio e forse qualcosa di più, non lo ha mai più incontrato. E non lo incontrerà ancora per qualche tempo. "Ma sbaglio o tu e Peggy avete litigato?". "Beh... un pochino... io le avevo toccato la faccia..." "E lei?"  "Le ho dato un calcio al culo...". "Valentino!!! Ma sei sicuro che quella parola si può dire?". "... ? ... tu sì ... io no...  no, no no... io no ..."

domenica 17 aprile 2016


 "MA LO SAI CHE SEI PROPRIO BELLA?" E' ovvio che la panettiera quando ha sentito 'sto biondone farle un apprezzamento simile lo ha sommerso di pizzette. Hai solo quattro anni mai stai già surclassando il nonno che in quanto a questo, per come sa portare a casa qualsiasi ospite per la trasmissione, è stato nominato Magnifico Rettore dell'Università della Bagascia. Però non esagerare. I complimenti, anche se un poco "pompati", devono sempre avere un fondo di verità, altrimenti non sono credibili. La ragazza carina lo era veramente e hai fatto benissimo. La vita è già tanto scomoda di suo che se abbiamo la possibilità di renderla un po' più gradevole, anche solo per qualche attimo, perchè no. A parte questo tu, ragazzo, mi stai diventando grande a vista d'occhio. "Io la pipì la so fare anche in piedi" hai comunicato con molto orgoglio oggi a nonna che ti aveva già preparato il riduttore dell'Ikea per farla seduto sulla tazza. Ed è un bel traguardo. E' un nostro vantaggio indiscutibile sulle donne anche se alla fine ti rendi conto che serve a pochino salvo qualche gara a chi la fa più lontano.
"Nonno mi porti fuori a vedere come sono cresciute le piante?" . Dai. Il rosmarino da strofinare e poi annusare le mani. Il pesco con i frutti che sono già grandi come noci. La rosa con il bocciolino piccolo piccolo, vicino quello già più maturo e poco più giù il fiore sbocciato. "Senti che profumo!" Poi ancora il gelsomino e il soffione che il nonno ti insegna a spettinare. "Adesso basta piante. Lo sai che qui c'è una Passat? Te la faccio vedere". "Non ci credo. La Passat è una macchina per gente importante". "Ma il mio papà è importante". Mi trattieni la mano quando faccio per attraversare il vialetto. "Nonno. Arriva un signore in macchina!". Sarai il bastone della mia vecchiaia.
















martedì 12 aprile 2016

A NASO. Ricordo un libro "per nonni" che mi regalarono in quel Natale quando tua madre aveva un pancione così. C'era scritto che una delle cose che il nonno può fare per intrattenere il nipotino è mostrargli come lui fa giardinaggio, attività che, ti dirò, ho abbandonato da tempo.Rubando a nonna Gabri il "suo" capitolo già due anni fa ti insegnai invece a fare le tagliatelle. Ora, però, il destino sembra aver riaperto per me quel manuale. Sei stato tu, qualche giorno fa, a portarmi in giardino per farti dire il nome di ogni pianta. E questa? "La gardenia". E questa? "l'ortensia". E questa? "la bouganville, attento che punge". E questa? "La pianta grassa. Per vedere i fiori bisogna avere fortuna perché durano poche ore" E questa? "Il gelsomino, fra qualche settimana sentirai che profumo" . Perché qui si apre tutto il capitolo che per un nonno olfattivo come il tuo è il preferito. "Vieni, Vale. Vieni a annusare i profumi di queste piante. Senti il rosmarino" "Buooono" "Annusa la menta, e la salvia". "Buoooone". Ti offro due foglie di basilico, ti invito a strofinarle fra le dita "e questo che odore è?". "Di pasta!". Sei un genio. Tutto tuo nonno.